Juse | Manduria

In Open Calls by coca project

COVID-19 STORY

Ormai le mie serate in quarantena, immobile sul divano, si stanno trasformando in performace artistiche da far invidia a Marina Abramović.

In realtà, non è che questa reclusione forzata abbia poi sconvolto tanto la mia frizzante esistenza. Al netto del lavoro che mi tocca fare, anche prima della pandemia, le mie giornate sembravano la sceneggiatura di un film di Sofia Coppola sotto barbiturici e il mio sogno proibito era quello di dedicarmi anima e corpo all’analisi dei fenomeni di attrito delle particelle organiche delle mie chiappe al tessuto del divano.

In sintesi, sono stato sempre profondamente, consapevolmente e orgogliosamente accidioso, tanto che il mio professore del liceo amava appellarmi bonariamente “Oblomov”.

Ma a pensarci bene, qualche cambiamento l’ho avvertito: 1) Prima prendevo il caffè per fumare la sigaretta, mentre ora mi accendo la sigaretta in attesa del caffè per poi fumarmi una sigaretta; 2) le farmaciste (sarà per la mascherina che dona loro un aspetto esotico) non mi sono mai sembrate così sexy; 3) quando esco per andare a comprare il tabacco o a fare la spesa mi sento una sorta di partigiano del terzo millennio (ai posteri potrò raccontare di quella volta in cui spavaldo sfidai la morte per andare al Famila); 4) il desiderio sessuale si è decisamente alterato e ormai pratico autoerotismo senza l’ausilio delle mani per una questione igienico/sanitaria; 5) per razionalizzare il cibo, riesco a calcolare a vista l’esatta quantità di pasta per due persone; 6) in assenza di animali domestici, sto riversando il mio affetto verso i batteri del botulino che prosperano felici in un vasetto di melanzane sott’olio del lontano 2013; 7) ho cominciato ad interagire anche con le piante ed un’orchidea rinsecchita mi ha sovrastato sul piano dialettico; 8) ho ascoltato una proposta telefonica fino alla fine senza riagganciare.

Ma soprattutto questa situazione mi sta insegnando una cosa: ora che non vado a fare colazione al bar, a mangiare nei ristoranti o ad alcolizzarmi nei pub, ora che non vado al cinema, a teatro, ai concerti, oh, alla fine sto risparmiando un botto e finalmente, se sopravvivo a questa lurida bestia chiamata COVID-19, potrò finalmente permettermi un viaggio degno di nota all’estero…magari a Wuhan.

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COVID-19 STORY

Ormai le mie serate in quarantena, immobile sul divano, si stanno trasformando in performace artistiche da far invidia a Marina Abramović.

In realtà, non è che questa reclusione forzata abbia poi sconvolto tanto la mia frizzante esistenza. Al netto del lavoro che mi tocca fare, anche prima della pandemia, le mie giornate sembravano la sceneggiatura di un film di Sofia Coppola sotto barbiturici e il mio sogno proibito era quello di dedicarmi anima e corpo all’analisi dei fenomeni di attrito delle particelle organiche delle mie chiappe al tessuto del divano.

In sintesi, sono stato sempre profondamente, consapevolmente e orgogliosamente accidioso, tanto che il mio professore del liceo amava appellarmi bonariamente “Oblomov”.

Ma a pensarci bene, qualche cambiamento l’ho avvertito: 1) Prima prendevo il caffè per fumare la sigaretta, mentre ora mi accendo la sigaretta in attesa del caffè per poi fumarmi una sigaretta; 2) le farmaciste (sarà per la mascherina che dona loro un aspetto esotico) non mi sono mai sembrate così sexy; 3) quando esco per andare a comprare il tabacco o a fare la spesa mi sento una sorta di partigiano del terzo millennio (ai posteri potrò raccontare di quella volta in cui spavaldo sfidai la morte per andare al Famila); 4) il desiderio sessuale si è decisamente alterato e ormai pratico autoerotismo senza l’ausilio delle mani per una questione igienico/sanitaria; 5) per razionalizzare il cibo, riesco a calcolare a vista l’esatta quantità di pasta per due persone; 6) in assenza di animali domestici, sto riversando il mio affetto verso i batteri del botulino che prosperano felici in un vasetto di melanzane sott’olio del lontano 2013; 7) ho cominciato ad interagire anche con le piante ed un’orchidea rinsecchita mi ha sovrastato sul piano dialettico; 8) ho ascoltato una proposta telefonica fino alla fine senza riagganciare.

Ma soprattutto questa situazione mi sta insegnando una cosa: ora che non vado a fare colazione al bar, a mangiare nei ristoranti o ad alcolizzarmi nei pub, ora che non vado al cinema, a teatro, ai concerti, oh, alla fine sto risparmiando un botto e finalmente, se sopravvivo a questa lurida bestia chiamata COVID-19, potrò finalmente permettermi un viaggio degno di nota all’estero…magari a Wuhan.

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