Gianmarco Morea | Bari

In Open Calls by coca project

COVID-19 STORY

Il  giorno prima del blocco nazionale ero in ospedale a subire mille controlli (uscendone con le vene delle braccia ridotte a colabrodo) perché mi ero aperto il mento svenendo di colpo. Nessuna sostanza, nessun bicchiere di troppo, solo una brutta caduta, e in piena emergenza nazionale la cosa suonò sospetta. Già questo mi destò cupa preoccupazione, sentivo i dottori che parlavano dei nuovi pazienti del covid 19 mentre mi cucivano. Bhe devo dire che mi sento piuttosto bene, la salute non mi manca e sembra che il virus mi abbia momentaneamente scansato… sono dopotutto chiuso in casa con la mia gatta ed un sintetizzatore, a sognare un amore rimastomi lontano. Potrebbe bastare così, e invece ieri mi dicono che il reparto a Bari di terapia intensiva esclusivo per i pazienti covid lo hanno spostato nel palazzo in cui lavora mia sorella. Non riesco più a dormire tranquillo. In compenso sto registrando tutta una serie di esperimenti sonori, cerco di imprimervi le ansie che voglio sradicarmi dal cuore, cerco di proiettarvi i mille scenari distopici che tormentano la mia stanca mente… E chissà se un giorno qualcuno le ascolterà. Sempre se non verrà l’Apocalisse. Temo per quanto riguarda la mia autonomia alimentare, potrebbe non essere sufficiente poiché nella metà degli scenari futuri che popolano la mia testa incessantemente dovrò abituarmi a mangiare poco e col rischio di passare un giorno a digiuno e l’altro con un brodo. Spero nel meglio.

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Gianmarco Morea | Bari

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Il  giorno prima del blocco nazionale ero in ospedale a subire mille controlli (uscendone con le vene delle braccia ridotte a colabrodo) perché mi ero aperto il mento svenendo di colpo. Nessuna sostanza, nessun bicchiere di troppo, solo una brutta caduta, e in piena emergenza nazionale la cosa suonò sospetta. Già questo mi destò cupa preoccupazione, sentivo i dottori che parlavano dei nuovi pazienti del covid 19 mentre mi cucivano. Bhe devo dire che mi sento piuttosto bene, la salute non mi manca e sembra che il virus mi abbia momentaneamente scansato… sono dopotutto chiuso in casa con la mia gatta ed un sintetizzatore, a sognare un amore rimastomi lontano. Potrebbe bastare così, e invece ieri mi dicono che il reparto a Bari di terapia intensiva esclusivo per i pazienti covid lo hanno spostato nel palazzo in cui lavora mia sorella. Non riesco più a dormire tranquillo. In compenso sto registrando tutta una serie di esperimenti sonori, cerco di imprimervi le ansie che voglio sradicarmi dal cuore, cerco di proiettarvi i mille scenari distopici che tormentano la mia stanca mente… E chissà se un giorno qualcuno le ascolterà. Sempre se non verrà l’Apocalisse. Temo per quanto riguarda la mia autonomia alimentare, potrebbe non essere sufficiente poiché nella metà degli scenari futuri che popolano la mia testa incessantemente dovrò abituarmi a mangiare poco e col rischio di passare un giorno a digiuno e l’altro con un brodo. Spero nel meglio.

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